Nuku Hiva e Ua Pou

Dopo la visita all’arboretum di Ua Huka, siamo partiti alla volta di Nuku Hiva, distante solo 27 miglia. Questa è la più grande e popolata isola delle Marchesi, la cui baia più ampia può accogliere più di un centinaio di barche; non abbiamo infatti avuto difficoltà a trovare un ancoraggio comodo, in termini di posizione, ma sicuramente non altrettanto confortevole per il costante e pronunciato rollio. Nella nostra esperienza, questa è una caratteristica comune a molti degli ancoraggi delle isole Marchesi.

La grande baia di Taiohae

Il nostro programma in questa isola ben attrezzata era di risolvere un piccolo problema al motore, acquistare una bombola del gas e una serie di articoli nautici, ed inoltre fare un importante rifornimento di generi alimentari in previsione della scarsissima disponibilità di quest’ultimi nelle isole Tuamotous, prossimo arcipelago nel nostro programma di viaggio.
Abbiamo deciso di noleggiare un’auto sia per effettuare le varie commissioni, sia per esplorare l’isola, che si è rivelata estremamente varia, per i paesaggi montani che ci hanno ricordato in alcuni punti la Svizzera ed in altri il Grand Canyon. Infatti, oltre alle tante baie orlate da spiagge di sabbia bianca circondate da picchi rocciosi dalle forme bizzarre, abbiamo attraversato prati di un verde intenso con mucche e cavalli al pascolo. A seguire, la strada attraversava gole strette che ricordavano le formazioni rocciose del Grand Canyon.

Il torrente che sfocia nella baia d’Anaho

Veduta della baia d’Hatiheu

Panorama di Nuku Hiva a 1200m di altezza

Il “Grand Canyon” a Nuku Hiva

Sabato 8 giugno siamo ripartiti per Ua Pou, l’ultima isola dell’arcipelago delle Marchesi, distante da Nuku Hiva circa 25 miglia che abbiamo percorso con un buon vento fino all’arrivo che invece ci ha riservato un forte temporale rendendo poco visibile l’ingresso alla baia principale. Solamente il giorno successivo, diradatesi le nuvole e spuntato un bel sole, abbiamo potuto godere della bellezza di Ua Pou con i suoi imponenti picchi rocciosi incombenti sulla baia.

Veduta dalla baia d’Hakahau dove si affaccia il villaggio principale dell’isola
La baia d’Hakahau vista dal paese
Alcuni ragazzini ci aiutano a portare le taniche di acqua in barca
Il paese di d’Hakahau
L’albero del pane
Il piccolo “centro commerciale”
L’uscita dalla chiesa alla domenica

Nel pomeriggio uno dei nostri vicini di barca ci ha raggiunti a nuoto chiedendoci di dargli un passaggio al paese in gommone in quanto il suo era inutilizzabile. Chiacchierando, abbiamo scoperto che Tom, originario della Polonia, è un navigatore solitario che ha lasciato tutto per circumnavigare il mondo; ci ha molto stupito apprendere che la sua prossima meta sarebbero state direttamente le Filippine, in quanto la Polinesia francese si era rivelata troppo costosa per le sue finanze.
L’ ultimo giorno a Ua Pou abbiamo partecipato ad una gita in macchina dell’interno dell’isola dove abbiamo appreso le peculiari caratteristiche geologiche delle Marchesi e la storia della loro formazione.

Panorama della costa est di Ua Pou

In particolare a Ua Pou è stata identificata una roccia chiamata fiore per il suo aspetto con inserti di colore brillante, appunto a forma di fiore, che si trova solo in quest’isola ed è estremamente dura, utile per realizzare vari manufatti.

“Roccia fiore”
In partenza da Ua Pou – la baia d’Hakahetau

Con la partenza da Ua Pou per le isole Tuamotu si è conclusa la nostra visita alle isole Marchesi.

In questo periodo di esplorazione abbiamo imparato a conoscere un po’ l’indole dei marchesiani. Siamo rimasti colpiti dalla loro generosità ed ospitalità; ricorderemo il loro sguardo franco e diretto, sempre allego e disposto al sorriso. Ne abbiamo ricevuto l’impressione di un popolo orgoglioso delle proprie origini e tradizioni, ma nel contempo curioso di conoscere altre culture e modi di vivere. Una delle espressioni della loro tradizione è il tatuaggio di cui tutti hanno il corpo ricoperto in diverse estensioni: il tatuaggio, nell’antichità indicava il livello d’importanza di una persona ed era riservato solo alle classi elevate; era quindi un modo per riconoscere a prima vista chi rivestiva un ruolo importante nella società da coloro che “non contavano nulla”. Ad un certo punto, avevamo quasi deciso di farci fare anche noi un piccolo tatuaggio in quanto tra l’altro sono davvero belli ed ogni disegno ad un suo significato simbolico, ma non abbiamo poi avuto occasione di realizzare questo proposito. Altre espressioni della loro cultura sono la musica e la danza che accompagnano ogni evento sociale e religioso, riempiendo di allegria e festosità l’ambiente famigliare o sacrale in cui si esprimono. La bellezza di queste isole che non ha eguali rimarrà impressa nella nostra memoria per la natura lussureggiante: le varietà di piante diversissime tra loro, i fiori che ricoprono di colori smaglianti la vegetazione, i piccoli villaggi che i loro abitanti mantengono con grande amore, la pulizia in tutti i luoghi; pensate che ogni villaggio ha un suo punto di raccolta differenziata. Abbiamo molto da imparare da questo popolo e noi ci riteniamo fortunali di avere avuto l’opportunità di venirne a contatto e di imparare qualcosa da loro.

Tahuata e Ua Huka

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