Il 3 Ottobre, con ancora negli occhi le immagini scintillanti di Fulaga, un’isola unica nel suo genere, siamo ripartiti alla volta di Ogea che si trova a poche miglia di distanza verso est.
La passe di Fulaga
Usciti dalla passe di Fulaga, in condizioni decisamente più favorevoli rispetto all’ingresso, abbiamo raggiunto Ogea dopo un paio d’ore di piacevole navigazione. Il mattino successivo, seguendo i consigli di un simpatico navigatore solitario francese circa il momento migliore per raggiungere il paese, siamo partiti con la marea calante, ma non ancora al minimo: ciò ci ha permesso di avvicinarci in gommone fino a circa 500 metri dalle prime case del villaggio e poi proseguire a piedi.
Abbiamo constatato che la fila di case prospicienti alla spiaggia erano abbandonate, ed infatti ci è stato poi spiegato che le mareggiate avevano progressivamente raggiunto e danneggiato la parte bassa delle abitazioni, spingendo la popolazione a spostarsi all’interno.
Ottenute indicazioni sull’abitazione del capo villaggio, abbiamo completato la cerimonia del sevusevu, e gentilmente declinato un invito a pranzo per il giorno successivo, in quanto avevamo intenzione di ripartire in mattinata.
Dopo una breve passeggiata per il villaggio abbiamo acquistato 5 litri di benzina nell’unico negozietto presente.
Il paese ci ha trasmesso una piacevole impressione per le case curate, dipinte di colori vivaci e la presenza dei servizi essenziali.
L’Ufficio Postale di OgeaUn tipico bagno fijano
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto in gommone la RFNS Puamau, una moderna motovedetta della Marina fijiana, ormai abbandonata e legata con gomene alle rocce vicine. La nave, appena consegnata dall’Australia nell’ambito del Pacific Maritime Security Program, si arenò tragicamente sulla barriera corallina di Fulaga nel giugno 2024, durante la sua primissima missione di pattugliamento nelle Isole Lau. Dopo settimane di complesse operazioni di salvataggio, condotte con l’assistenza di squadre specializzate australiane, l’imbarcazione fu recuperata dalla scogliera e rimorchiata nelle acque più tranquille di Ogea per la valutazione dei danni — ma da allora è rimasta lì, relitto silenzioso di una carriera durata poco tempo.
RFNS Puamau
Nei pressi del relitto la costa era ricoperta fittamente dalle mangrovie che sono un ecosistema prezioso in quanto le loro radici aeree filtrano i sedimenti prima che raggiungano il reef, proteggendolo da inquinamento e torbidità, e fungono da nursery naturale per innumerevoli specie ittiche. Sono inoltre un baluardo naturale contro l’erosione costiera, assorbendo l’energia delle onde, e tra i più efficaci “pozzi di carbonio” del pianeta, capaci di immagazzinare CO2 in quantità straordinarie.
Lussureggiante vegetazione di mangrovie
Il 5 ottobre, di primo mattino, ci siamo spostati ancorando di fronte ad Ogea Driki, l’isola minore, per godere dello spettacolo delle “cascate marine”. Infatti, con la bassa marea, la barriera corallina di Ogea Driki rivela uno dei suoi spettacoli più suggestivi: l’oceano, spinto dal moto ondoso, scavalca il reef e si riversa nella laguna sottostante, creando piccole cascate. Abbiamo poi piacevolmente trascorso la giornata godendoci il sole su una splendida spiaggia di Ogea Driki.
“Cascatelle” marineSplendida spiaggia deserta ad Ogea DrikiZoe in lontananza
Il 3 Ottobre, con ancora negli occhi le immagini scintillanti di Fulaga, un’isola unica nel suo genere, siamo ripartiti alla volta di Ogea che si trova a poche miglia di distanza verso est.
Usciti dalla passe di Fulaga, in condizioni decisamente più favorevoli rispetto all’ingresso, abbiamo raggiunto Ogea dopo un paio d’ore di piacevole navigazione. Il mattino successivo, seguendo i consigli di un simpatico navigatore solitario francese circa il momento migliore per raggiungere il paese, siamo partiti con la marea calante, ma non ancora al minimo: ciò ci ha permesso di avvicinarci in gommone fino a circa 500 metri dalle prime case del villaggio e poi proseguire a piedi.
Abbiamo constatato che la fila di case prospicienti alla spiaggia erano abbandonate, ed infatti ci è stato poi spiegato che le mareggiate avevano progressivamente raggiunto e danneggiato la parte bassa delle abitazioni, spingendo la popolazione a spostarsi all’interno.
Ottenute indicazioni sull’abitazione del capo villaggio, abbiamo completato la cerimonia del sevusevu, e gentilmente declinato un invito a pranzo per il giorno successivo, in quanto avevamo intenzione di ripartire in mattinata.
Dopo una breve passeggiata per il villaggio abbiamo acquistato 5 litri di benzina nell’unico negozietto presente.
Il paese ci ha trasmesso una piacevole impressione per le case curate, dipinte di colori vivaci e la presenza dei servizi essenziali.
Nel pomeriggio abbiamo raggiunto in gommone la RFNS Puamau, una moderna motovedetta della Marina fijiana, ormai abbandonata e legata con gomene alle rocce vicine. La nave, appena consegnata dall’Australia nell’ambito del Pacific Maritime Security Program, si arenò tragicamente sulla barriera corallina di Fulaga nel giugno 2024, durante la sua primissima missione di pattugliamento nelle Isole Lau. Dopo settimane di complesse operazioni di salvataggio, condotte con l’assistenza di squadre specializzate australiane, l’imbarcazione fu recuperata dalla scogliera e rimorchiata nelle acque più tranquille di Ogea per la valutazione dei danni — ma da allora è rimasta lì, relitto silenzioso di una carriera durata poco tempo.
Nei pressi del relitto la costa era ricoperta fittamente dalle mangrovie che sono un ecosistema prezioso in quanto le loro radici aeree filtrano i sedimenti prima che raggiungano il reef, proteggendolo da inquinamento e torbidità, e fungono da nursery naturale per innumerevoli specie ittiche. Sono inoltre un baluardo naturale contro l’erosione costiera, assorbendo l’energia delle onde, e tra i più efficaci “pozzi di carbonio” del pianeta, capaci di immagazzinare CO2 in quantità straordinarie.
Il 5 ottobre, di primo mattino, ci siamo spostati ancorando di fronte ad Ogea Driki, l’isola minore, per godere dello spettacolo delle “cascate marine”. Infatti, con la bassa marea, la barriera corallina di Ogea Driki rivela uno dei suoi spettacoli più suggestivi: l’oceano, spinto dal moto ondoso, scavalca il reef e si riversa nella laguna sottostante, creando piccole cascate. Abbiamo poi piacevolmente trascorso la giornata godendoci il sole su una splendida spiaggia di Ogea Driki.