Il 24 settembre siamo ripartiti in direzione di Fulaga, l’isola all’estremo sud del gruppo delle Isole Lau, un arcipelago di circa 60 isole nella parte est delle Fiji. Le isole sono caratterizzate da acque cristalline, spiagge incontaminate e presentano un misto di cultura Melanesiana e Polinesiana.
Abbiamo deciso di iniziare la visita di questo arcipelago partendo da sud in quanto le previsioni meteo davano vento da est-nord-est che ci ha permesso di raggiungere Fulaga in un giorno e mezzo. L’isola è una delle destinazioni più remote e affascinanti delle Fiji. La laguna all’interno della barriera corallina è costellata da decine di isolotti calcarei erosi dal mare — i celebri “mushroom islands” — che emergono da un’acqua turchese di rara trasparenza. L’isola è anche custode di una tradizione artigianale unica: i suoi abitanti sono tra i migliori intagliatori di legno delle Fiji.




Arrivati a Fulaga nel pomeriggio, dopo aver percorso abbastanza agevolmente la passe (abbiamo scientemente deciso di attraversarla un po’ prima dell’ora ideale rispetto alla marea), ci siamo trovati di fronte ad uno spettacolo di sorprendente bellezza. La laguna era punteggiata dalle formazioni rocciose a cui accennavamo prima che spuntavano dall’acqua proprio come funghi. Abbiamo deciso di ancorare appena superata la passe sia per la bellezza del posto sia perché di fronte al paese principale erano già presenti numerose barche.

Il giorno successivo abbiamo raggiunto con il gommone il villaggio principale, dei tre presenti sull’isola.



Dopo una piacevole passeggiata nella folta vegetazione, abbiamo visto le prime case che costeggiavano da entrambi i lati il sentiero principale.


Grazie alle indicazioni ricevute dai locali, ci siamo presentati al capo villaggio per la tradizionale cerimonia del sevusevu.

Il “chief” ci ha assegnato ad un’ospite che, come consuetudine locale, ci ha accompagnato a visitare il villaggio ed invitato per il giorno successivo, dopo la messa domenicale, a casa sua per pranzare insieme.

Liti, così si chiama la nostra ospite, ci ha raccontato di essere tornata a Fulaga, suo villaggio natale, dopo aver vissuto diversi anni a Suva, la capitale delle Fiji, prima per studiare e poi per lavorare. Il suo impiego consisteva nell’amministrare una ONG che si occupa di assegnare abitazioni ai meno abbienti. Dopo anni vissuti in città ha deciso di tornare alla vita originale e quindi ha abbandonato le comodità e le certezze di una esistenza cittadina per riadattarsi alle condizioni semplici ed essenziali del villaggio. Ciò significa: procacciarsi il cibo attraverso la pesca, la coltivazione di qualche vegetale, e la raccolta dell’acqua piovana. Liti ci ha raccontato di alcuni iniziali timori, per esempio la possibilità di rimanere senz’acqua che i suoi compaesani hanno prontamente fugato facendole notare l’abbondanza di noci di cocco grazie ai quali è possibile dissetarsi. La domenica, dopo la messa, ci siamo recati nella sua abitazione.


Le case dei villaggi fijani sono costituite da una stanza “di rappresentanza” dove ci si incontra con i conoscenti e si pranza, e una camera da letto attigua divisa dalla camera principale mediante una tenda. La cucina e il bagno si trovano in due strutture separate, entrambe indipendenti dalla casa principale.

Il pranzo è stato a base di pesce freschissimo cucinato in vari modi, con cassava bollita e riso come contorni. Noi abbiamo portato della pasta con le melanzane che è stata molto gradita!

Nel pomeriggio ci siamo incamminati verso un secondo villaggio dove siamo stati accolti festosamente da alcuni bambini incuriositi e desiderosi di fare amicizia.

Ci siamo fermati in questo piccolo paradiso per una decina di giorni, durante i quali abbiamo visitato alcune delle spiagge più belle delle Fiji e fatto la simpatica conoscenza di Albert I, un bellissimo gallo bianco, l’unico abitante di uno dei tanti isolotti che popolano la laguna di Fulaga.






Ci siamo spesso rivisti con Liti, che ci ha coinvolto nelle sue “battute di pesca”. Insieme ad una sua amica sono venute a pranzo in barca e ci hanno insegnato a preparare il roti, una focaccina di farina ed acqua che per noi costituisce l’alternativa fijana al pane.



Grazie ragazzi la voglia di ripartire è aumentata! :):) tutto spettacolare!