Le isole Yasawa costituiscono un arcipelago di una ventina di isole vulcaniche che si estende per circa 90 chilometri a nord-ovest di Viti Levu, l’isola principale delle Fiji. A differenza delle Mamanuca, più vicine alla terraferma e turisticamente sviluppate, le Yasawa conservano un’atmosfera più selvaggia e autentica.
Il 19 agosto siamo partiti da Musket Cove per risalire verso nord le Isole Yasawa. La prima sosta è stata di fronte all’isola di Navadra dove abbiamo ancorato per la notte.
All’ancora di fronte a Navadra
Dopo un paio di giorni siamo ripartiti e ci siamo fermati una notte di fronte all’istmo che collega l’Isola di Waya con Wayasewa. Il giorno successivo, il 22 agosto, abbiamo proseguito verso nord alla ricerca di un riparo dal vento che soffiava da sud. Abbiamo quindi ancorato nella baia di Nalauwaki, a nord dell’isola di Waya.
Isola di Waya – baia di Nalauwaki
Purtroppo anche qui l’ancoraggio non era confortevole a causa del moto ondoso per cui il giorno successivo ci siamo spostati nella parte ovest dell’isola, di fronte all’Octopus Resort.
Isola di Waya – di fronte all’Octopus Resort
Qui, con grande sorpresa, abbiamo incontrato Ghego e Anna, una coppia di italiani che sta facendo il giro del mondo sulla loro barca Mizar, che avevamo conosciuto alle Isole Tuamotu. Abbiamo approfittato del ristorante del resort per gratificarci con un buon pranzo!
Il 24 agosto abbiamo ripreso la navigazione in direzione nord andando ad ancorare nella baia a sud di Naviti, un’ampia insenatura con una bella spiaggia, protetta dalla maggior parte dei venti. Purtroppo il tempo è stato piuttosto instabile con cielo nuvoloso e frequenti piogge. Il giorno succesivo abbiamo raggiunto in dinghy l’isola di Drawaqa, alla cui estremità nord è presente un resort ecologico con un piccolo centro di ricerca sulla biodiversità. Su indicazione dei gentilissimi gestori della struttura, ci siamo avviati lungo un sentiero che ci ha portato in cima ad una collina con una bellissima vista a 360 gradi.
Nel frattempo ci hanno raggiunti Alex e Tamara su No Stress e con loro abbiamo perlustrato con maschera e boccaglio la pass tra le due isole facendoci trascinare dalla corrente in ingresso, nella speranza di avvistare qualche esemplare di manta ray che in quelle acque hanno una “cleaning station” – ovvero un’area della barriera corallina dove le mante si radunano per farsi “pulire” da pesci pulitori, in particolare labridi, che si nutrono dei parassiti, delle cellule morte e dei residui presenti sulla pelle e nelle branchie delle mante. Purtroppo, nonostante vari tentativi e un’ampia perlustrazione della zona, abbiamo potuto solo godere della vista dei magnifici coralli presenti.
In compagnia di No Stress, ci siamo spostati per ancorare tra le isole di Drawaqa e Nanuya Balavu e anche qui abbiamo goduto di una lunga sessione di snorkeling, ammirando centinaia di formazioni coralline di vari colori e forme. Alla sera ci siamo concessi una “lussuosa” cena al Paradise Cove Resort.
Il 29 Agosto, nel primo pomeriggio, abbiamo salutato Alex e Tamara per proseguire verso nord, con meta il villaggio di Somosomo nell’isola di Naviti.
All’ancora di fronte al villaggio di Somosomo
Scesi a terra, siamo stati subito accolti dall’headman, il capo amministrativo del villaggio, che ci ha accompagnati ad incontrare il “chief”, ovvero il capo tribale, guida tradizionale e spirituale del villaggio, per il rito del sevusevu. Il sevusevu è la cerimonia tradizionale con cui, arrivando in un villaggio fijiano, ci si presenta al “chief” offrendo un mazzo di radice di kava come segno di rispetto. È un gesto che formalizza la richiesta di poter visitare il villaggio, ancorare nelle acque circostanti, pescare o esplorare i dintorni. Una volta accettata l’offerta — nei tempi passati con una breve cerimonia in cui la kava veniva preparato e bevuto in gruppo — si è ufficialmente “benvenuti” nella comunità e sotto la sua protezione. Per i velisti che navigano tra le isole Fiji, portare a bordo qualche mazzo di kava, facilmente reperibile nei mercati locali, è quindi buona norma prima di sbarcare in qualsiasi villaggio.
Nella casa del “chief”
Accompagnati dall’headman, abbiamo visitato il villaggio, incontrando per via varie famiglie, un piccolo mercato di artigianato locale appositamente allestito per noi, e un negozietto fornito di alimenti base.
Il giorno successivo, accompagnati da un ragazzo del villaggio (autodefinitosi “futuro chief”) abbiamo percorso un sentiero fino alla cima della collina sovrastante il paese.
Nel pomeriggio ci siamo spostati nella baia adiacente, Vunayawa Bay, conosciuta anche come “One Dollar Bay”, in quanto la sua splendida spiaggia era raffigurata sulla vecchia banconota fijiana da un dollaro.
Isola di Naviti – Vunayawa Bay
Il 31 Agosto abbiamo issato le vele per raggiungere l’isola di Nanuya Lailai con la sua famosa “Laguna Blu” dove abbiamo ancorato di fronte al resort.
Vista aerea della Laguna Blu
Il giorno successivo abbiamo intrapreso una bella passeggiata lungo un sentiero che attraversa l’isola fino alla cost sud orientale dove abbiamo sostato alla Lo’s Tea House ed approfittato di un magnifico massaggio fijano (total body) alla modica cifra di 15 euro. Anche questo lato dell’isola offre una bellissima spiaggia proprio di fronte alla barriera corallina.
Mike che ha tagliato per noi una noce di coccoUna ragazzina ci ha preparato un’ottimo frullatoI tavoli della Tea House di fronte alla spiaggia
Vista la bella esperienza, siamo ritornati il giorno dopo con Pat e Gary (gli amici che erano venuti in nostro soccorso al largo di Penrhyn), che nel frattempo avevano ancorato proprio vicino a noi nella baia di Laguna Blu. Con loro abbiamo consumato un saporito pranzo a base di granchio e, a seguito, un delizioso gelato al BV Organic Ice Cream!
Piante di cassava lungo il sentiero
Il 3 settembre di primo mattino, dopo aver salutato affettuosamente i nostri amici, siamo ripartiti verso nord per raggiungere Nabukeru Bay, a sud dell’isola di Yasawa. Dopo aver bolinato per quasi 3 ore siamo arrivati alla baia dove abbiamo ancorato il più vicino possibile al reef per limitare la formazione dell’onda da parte del vento che soffiava forte da est-nord-est.
All’ancora di fronte al villaggio di NabukeruAlla sera abbiamo assistito al triste spettacolo degli incendi che devastano le colline
Questa baia è molto frequentata dai turisti per la presenza di due grotte sull’isola di Sawa-i-Lau visitabili a nuoto con le guide locali. Anche noi desideravamo fare questa esperienza, e abbiamo raggiunto le grotte con il nostro dinghy; acquistato il biglietto di ingresso, ci siamo avviati all’entrata delle grotte a cui si accede tramite una serie di scalini, pensando di trovare lì una guida che ci avrebbe accompagnati. Invece ci siamo ritrovati soli ad esplorare a nuoto la prima grotta senza alcun punto di riferimento su come raggiungere la seconda grotta a cui sapevamo si accedeva tramite una breve immersione. Siamo quindi tornati protestato per la mancanza di una guida, ma di fatto abbiamo perso l’occasione di poter godere appieno dell’esperienza.
Il giorno successivo siamo andati a terra per fare sevusevu e visitare il villaggio. Siamo rimasti molto positivamente impressionati dalle strutture scolastiche e dall’accoglienza dei ragazzi che ci hanno accompagnato nella visita delle loro classi. Il sistema scolastico fijiano prevede otto anni di primaria e quattro di secondaria, per un totale di 12 anni, da 6 a 18 anni. Sia la scuola primaria, sia la secondaria sono gratuite e obbligatorie per legge. Nei villaggi più piccoli e remoti, come Nabukeru, è presente solo la primaria: per proseguire gli studi i ragazzi devono trasferirsi in collegio — in tutte le Fiji ce ne sono circa 65 — spesso lontano da casa, una realtà comune per le famiglie delle isole periferiche come le Yasawa.
“Dui seva ga na bua ka tea” — è un proverbio fijiano che letteralmente significa “raccoglierai i fiori di bua (frangipani) che hai piantato”, ed è concettualmente identico al proverbio inglese: indica che alla fine bisogna sempre affrontare le conseguenze delle proprie azioniL’isola di Sawa-i-Lau e ZOE viste dal villaggio di Nabukeru
Le isole Yasawa costituiscono un arcipelago di una ventina di isole vulcaniche che si estende per circa 90 chilometri a nord-ovest di Viti Levu, l’isola principale delle Fiji. A differenza delle Mamanuca, più vicine alla terraferma e turisticamente sviluppate, le Yasawa conservano un’atmosfera più selvaggia e autentica.
Il 19 agosto siamo partiti da Musket Cove per risalire verso nord le Isole Yasawa. La prima sosta è stata di fronte all’isola di Navadra dove abbiamo ancorato per la notte.
Dopo un paio di giorni siamo ripartiti e ci siamo fermati una notte di fronte all’istmo che collega l’Isola di Waya con Wayasewa. Il giorno successivo, il 22 agosto, abbiamo proseguito verso nord alla ricerca di un riparo dal vento che soffiava da sud. Abbiamo quindi ancorato nella baia di Nalauwaki, a nord dell’isola di Waya.
Purtroppo anche qui l’ancoraggio non era confortevole a causa del moto ondoso per cui il giorno successivo ci siamo spostati nella parte ovest dell’isola, di fronte all’Octopus Resort.
Qui, con grande sorpresa, abbiamo incontrato Ghego e Anna, una coppia di italiani che sta facendo il giro del mondo sulla loro barca Mizar, che avevamo conosciuto alle Isole Tuamotu. Abbiamo approfittato del ristorante del resort per gratificarci con un buon pranzo!
Il 24 agosto abbiamo ripreso la navigazione in direzione nord andando ad ancorare nella baia a sud di Naviti, un’ampia insenatura con una bella spiaggia, protetta dalla maggior parte dei venti. Purtroppo il tempo è stato piuttosto instabile con cielo nuvoloso e frequenti piogge. Il giorno succesivo abbiamo raggiunto in dinghy l’isola di Drawaqa, alla cui estremità nord è presente un resort ecologico con un piccolo centro di ricerca sulla biodiversità. Su indicazione dei gentilissimi gestori della struttura, ci siamo avviati lungo un sentiero che ci ha portato in cima ad una collina con una bellissima vista a 360 gradi.
Nel frattempo ci hanno raggiunti Alex e Tamara su No Stress e con loro abbiamo perlustrato con maschera e boccaglio la pass tra le due isole facendoci trascinare dalla corrente in ingresso, nella speranza di avvistare qualche esemplare di manta ray che in quelle acque hanno una “cleaning station” – ovvero un’area della barriera corallina dove le mante si radunano per farsi “pulire” da pesci pulitori, in particolare labridi, che si nutrono dei parassiti, delle cellule morte e dei residui presenti sulla pelle e nelle branchie delle mante. Purtroppo, nonostante vari tentativi e un’ampia perlustrazione della zona, abbiamo potuto solo godere della vista dei magnifici coralli presenti.
In compagnia di No Stress, ci siamo spostati per ancorare tra le isole di Drawaqa e Nanuya Balavu e anche qui abbiamo goduto di una lunga sessione di snorkeling, ammirando centinaia di formazioni coralline di vari colori e forme. Alla sera ci siamo concessi una “lussuosa” cena al Paradise Cove Resort.
Il 29 Agosto, nel primo pomeriggio, abbiamo salutato Alex e Tamara per proseguire verso nord, con meta il villaggio di Somosomo nell’isola di Naviti.
Scesi a terra, siamo stati subito accolti dall’headman, il capo amministrativo del villaggio, che ci ha accompagnati ad incontrare il “chief”, ovvero il capo tribale, guida tradizionale e spirituale del villaggio, per il rito del sevusevu. Il sevusevu è la cerimonia tradizionale con cui, arrivando in un villaggio fijiano, ci si presenta al “chief” offrendo un mazzo di radice di kava come segno di rispetto. È un gesto che formalizza la richiesta di poter visitare il villaggio, ancorare nelle acque circostanti, pescare o esplorare i dintorni. Una volta accettata l’offerta — nei tempi passati con una breve cerimonia in cui la kava veniva preparato e bevuto in gruppo — si è ufficialmente “benvenuti” nella comunità e sotto la sua protezione. Per i velisti che navigano tra le isole Fiji, portare a bordo qualche mazzo di kava, facilmente reperibile nei mercati locali, è quindi buona norma prima di sbarcare in qualsiasi villaggio.
Accompagnati dall’headman, abbiamo visitato il villaggio, incontrando per via varie famiglie, un piccolo mercato di artigianato locale appositamente allestito per noi, e un negozietto fornito di alimenti base.
Il giorno successivo, accompagnati da un ragazzo del villaggio (autodefinitosi “futuro chief”) abbiamo percorso un sentiero fino alla cima della collina sovrastante il paese.
Nel pomeriggio ci siamo spostati nella baia adiacente, Vunayawa Bay, conosciuta anche come “One Dollar Bay”, in quanto la sua splendida spiaggia era raffigurata sulla vecchia banconota fijiana da un dollaro.
Il 31 Agosto abbiamo issato le vele per raggiungere l’isola di Nanuya Lailai con la sua famosa “Laguna Blu” dove abbiamo ancorato di fronte al resort.
Il giorno successivo abbiamo intrapreso una bella passeggiata lungo un sentiero che attraversa l’isola fino alla cost sud orientale dove abbiamo sostato alla Lo’s Tea House ed approfittato di un magnifico massaggio fijano (total body) alla modica cifra di 15 euro. Anche questo lato dell’isola offre una bellissima spiaggia proprio di fronte alla barriera corallina.
Vista la bella esperienza, siamo ritornati il giorno dopo con Pat e Gary (gli amici che erano venuti in nostro soccorso al largo di Penrhyn), che nel frattempo avevano ancorato proprio vicino a noi nella baia di Laguna Blu. Con loro abbiamo consumato un saporito pranzo a base di granchio e, a seguito, un delizioso gelato al BV Organic Ice Cream!
Il 3 settembre di primo mattino, dopo aver salutato affettuosamente i nostri amici, siamo ripartiti verso nord per raggiungere Nabukeru Bay, a sud dell’isola di Yasawa. Dopo aver bolinato per quasi 3 ore siamo arrivati alla baia dove abbiamo ancorato il più vicino possibile al reef per limitare la formazione dell’onda da parte del vento che soffiava forte da est-nord-est.
Questa baia è molto frequentata dai turisti per la presenza di due grotte sull’isola di Sawa-i-Lau visitabili a nuoto con le guide locali. Anche noi desideravamo fare questa esperienza, e abbiamo raggiunto le grotte con il nostro dinghy; acquistato il biglietto di ingresso, ci siamo avviati all’entrata delle grotte a cui si accede tramite una serie di scalini, pensando di trovare lì una guida che ci avrebbe accompagnati. Invece ci siamo ritrovati soli ad esplorare a nuoto la prima grotta senza alcun punto di riferimento su come raggiungere la seconda grotta a cui sapevamo si accedeva tramite una breve immersione. Siamo quindi tornati protestato per la mancanza di una guida, ma di fatto abbiamo perso l’occasione di poter godere appieno dell’esperienza.
Il giorno successivo siamo andati a terra per fare sevusevu e visitare il villaggio. Siamo rimasti molto positivamente impressionati dalle strutture scolastiche e dall’accoglienza dei ragazzi che ci hanno accompagnato nella visita delle loro classi. Il sistema scolastico fijiano prevede otto anni di primaria e quattro di secondaria, per un totale di 12 anni, da 6 a 18 anni. Sia la scuola primaria, sia la secondaria sono gratuite e obbligatorie per legge. Nei villaggi più piccoli e remoti, come Nabukeru, è presente solo la primaria: per proseguire gli studi i ragazzi devono trasferirsi in collegio — in tutte le Fiji ce ne sono circa 65 — spesso lontano da casa, una realtà comune per le famiglie delle isole periferiche come le Yasawa.